E’ notizia che all’alba è stato giustiziato mediante impiccagione colui che è stato descritto come “il Male assoluto”,Saddam Hussein.
Un criminale, ciò è innegabile, un sanguinario dittatore il cui regime, ha sterminato migliaia di persone in ragione di un appartenenza etnica o religiosa, e combattuto guerre in nome di un interesse, quella con l’Iran negli anni’80, e poi quella in Kuwait nel ’91.
Egli aveva dei complici, come il governo degli USA, e quegli stessi complici che lo hanno appoggiato in campo internazionale, sono gli stessi che hanno fortemente voluto che venisse messo a morte.
Io posso capire, ma non certo giustificare, il senso di vendetta di coloro che hanno subito sopprusi e perso un familiare, ma egli ora non era più in grado di nuocere.
Andavo tenuto in galera ad espiare le proprie colpe, a questo doveva provvedere la Corte Penale Internazionale, questa dovrebbe essere la sorte per i governanti che si fanno responsabili di genocidi, ma invece è stata fatta la scelta di lasciarlo ad un destino già scritto.
Dopo un processo è stata emessa una sentenza radicale, eseguita più in fretta possibile per non fare discutere l’opinione pubblica più di tanto, ed evitare che dietro una scelta già programmata ci potesse essere la presa di posizione ufficiale di qualche altro governo.
Il messaggio che si vuole inviare con questa esecuzione è chiaro, o si difende un certo interesse o si paga con la vita, quello della tutela dei civili è solo un pretesto.
Così da un criminale si rischia di farne un martire, complicando la riconciliazione della popolazione in Iraq, presa com’è dal dramma di una guerra che a partire dall’attacco americano (che basava la sua azione sulla menzogna) non è finita con la cattura di Saddam, ma continua tuttora.
I morti sono lì, ogni giorno sia tra i civili che tra i militari il suo numero aumenta, e questi morti purtroppo fanno comodo. A mio modo di vedere anche stavolta giustizia non è fatta !



