sabato, 30 dicembre 2006

E’ notizia che all’alba è stato giustiziato mediante impiccagione colui che è stato descritto come “il Male assoluto”,Saddam Hussein.

Un criminale, ciò è innegabile, un sanguinario dittatore il cui regime, ha sterminato migliaia di persone in ragione di un appartenenza etnica o religiosa, e combattuto guerre in nome di un interesse, quella con l’Iran negli anni’80, e poi quella in Kuwait nel ’91.

Egli aveva dei complici, come il governo degli USA, e quegli stessi complici che lo hanno appoggiato in campo internazionale, sono gli stessi che hanno fortemente voluto che venisse messo a morte.

Io posso capire, ma non certo giustificare, il senso di vendetta di coloro che hanno subito sopprusi e perso un familiare, ma egli ora non era più in grado di nuocere.

Andavo tenuto in galera ad espiare le proprie colpe, a questo doveva provvedere la Corte Penale Internazionale, questa dovrebbe essere la sorte per i governanti che si fanno responsabili di genocidi, ma invece è stata fatta la scelta di lasciarlo ad un destino già scritto.

Dopo un processo è stata emessa una sentenza radicale, eseguita più in fretta possibile per non fare discutere l’opinione pubblica più di tanto, ed evitare che dietro una scelta già programmata ci potesse essere la presa di posizione ufficiale di qualche altro governo.

Il messaggio che si vuole inviare con questa esecuzione è chiaro, o si difende un certo interesse o si paga con la vita, quello della tutela dei civili è solo un pretesto.

Così da un criminale si rischia di farne un martire, complicando la riconciliazione della popolazione in Iraq, presa com’è dal dramma di una guerra che a partire dall’attacco americano (che basava la sua azione sulla menzogna) non è finita con la cattura di Saddam, ma continua tuttora.

I morti sono lì, ogni giorno sia tra i civili che tra i militari il suo numero aumenta, e questi morti purtroppo fanno comodo. A mio modo di vedere anche stavolta giustizia non è fatta !

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domenica, 24 dicembre 2006

E’ lo stesso Natale, da più di 2000 anni a questa parte. E’ forse questo un Natale ancora più autentico, sebbene che il vero Natale oramai è sempre più laico e meno religioso, così consumato com’è nella frenesia consumistica che è il vero male della società odierna, e che ha fatto perdere il senso autentico delle cose. Un Natale che per “non disturbare le coscienze di chi crede in altre religioni” preferisce abolire la consuetudine di allestire un presepe in certi istituti, e pone bambini di fronte alla dura realtà che Babbo Natale (figura che di religioso non ha quasi nulla) non esiste, come se si dovesse toglier loro l’innocenza dell’infanzia.

In nome della “laicità” (ma preferirei chiamarlo “laicismo”) si chiede a gran voce, che nelle scuole pubbliche si tolga il crocifisso, impedire alle donne di entrare con il chador o agli uomini di indossare un turbante sikh, come se queste cose ledessero un diritto altrui. La religione è una parte imprescindibile dell’uomo, e a maggior ragione deve stare in una scuola pubblica. Più si metterà alla porta una libera scelta della persona (e non imposta da qualcun altro), più rischiano di affermarsi le scuole private, e quindi c’è il rischio di creare nuovi ghetti. Piuttosto bisognerebbe rivedere l’ora di religione, facendo sì che essa non sia un esclusivo insegnamento della religione cristiana cattolica, ma che sia gestita da laici che sappiano spiegare le varie religioni (non solo quelle cristiane), ed educare alla tolleranza tra le persone.

Ma purtroppo vedo due estremi scontrarsi, da una parte chi strumentalizza il crocifisso contro altre persone, mercante del tempio di chi vorrebbe impedire l’esercizio di un culto differente dal suo, e dall’altra chi quel crocifisso vorrebbe toglierlo, per rendere la nostra società sempre più vuota e asettica di ideali, presa com’è dai propri egoismi personali.

In fondo adesso come 2000 anni fa non è cambiato nulla, un tempo i cristiani si nascondevano nelle catacombe perché perseguitati dai Romani, e anche ora succede la stessa cosa per chi crede in Cristo e  per questo è giudicato colpevole per questa sua fede da chi comodamente non crede in nulla.

E purtroppo i primi responsabili siamo proprio noi cristiani che invece che testimoniare la sua venuta, e magari invece che belle parole quel Vangelo lo dovremmo applicare con i fatti, da quel tempo quel crocifisso lo teniamo lì con noi (e anche giustamente perché il segno, che comunque Lui è SEMPRE con noi) ma poi purtroppo ci limitiamo a lasciarlo lì, inchiodato ad una croce.

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lunedì, 18 dicembre 2006
Oggi, 18 dicembre 2006, è una data storica per la Romagna, gli abitanti di 7 comuni della Val Marecchia con un voto democratico hanno deciso di passare dalla regione Marche alla regione Emilia-Romagna.

Dario Giorgini, sindaco di San Leo
Vincenzo Sebastiani, sindaco di Novafeltria
Rolando Rossi, sindaco di Talamello
Goffredo Polidori, sindaco di Sant'Agata Feltria
Francesco Sartini, sindaco di Maiolo
Martina Brizzi, sindaco di Casteldelci
Stefano Paolucci, sindaco di Pennabilli


A loro comunque fosse andato questo referendum ad armi impari (doveva esserci il 50% +1 di SI, non solo di votanti), il sincero ringraziamento per aver messo democraticamente una scheda in mano ai cittadini per farli decidere sul loro futuro. Un plauso particolare a Paolucci, sindaco di Pennabilli, il più acceso sostenitore del SI, al sig. Vicini presidente del Comitato per il SI,e a tutti i cittadini favorevoli e contrari che hanno esercitato un loro diritto.
E' la conferma che la sinistra non è proprio da buttare via, che buoni amministratori veramente di sinistra ci sono ancora, e questi andrebbero ancor più valorizzati.
I cittadini che si sono recati alle urne e gli amministratori che li hanno tutelati, sono un esempio per l'Italia intera che invece fatica a volere cambiare.
E non finisce qui....
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domenica, 17 dicembre 2006

.. che venga lasciato morire in pace !

Il caso del sig. Piergiorgio Welby scuote le coscienze e provoca quello che è un legittimo dibattito sull’eutanasia. Di una cosa si può essere certi, egli è ben cosciente della sua situazione e una scelta l’ha già compiuta. Essa venga rispettata come allo stesso tempo dovrebbe essere rispettato chi, nelle sue stesse condizioni, decidesse di fare la scelta opposta e continuare a “sopravvivere”.

Egli pur essendo uomo libero nel pensiero, è impossibilitato nell’esserlo nei fatti.

E io d’altra parte come potrei giudicare non trovandomi nelle sue stesse condizioni, fatico a comprendere certe diatribe su ciò che sia bene o sia male.

In fondo chi sostiene che la morte è un passaggio dalla vita a qualcosa di più grande (e posso anche avere fede in questo), potrebbe risparmiarsi certe crociate ideologiche alle spalle delle sofferenze altrui. Quanto al medico che dovrebbe staccare la spina bisognerebbe salvaguardare l’eventuale obiezione di coscienza di un medico, e lasciare che questo grave ma voluto atto venga compiuto da un altro medico consapevole del suo gesto, e che per questo sia tutelato legalmente.

Ma purtroppo in Italia, in questo come in tante altre cose, manca ancora una seria legge che regolamenti l’eutanasia.

Fortunatamente c’è tanta gente che nelle piazze sta manifestando per quello che, a scanso di discussioni etiche, è innanzitutto un diritto della persona che deve essere tutelato.

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sabato, 16 dicembre 2006

Altro che Adamo ed Eva, la favolina che tiene in ostaggio gli italiani è quello che esistano una destra e una sinistra, in questa contrapposizione oramai ottocentesca ci siamo bevuti il cervello.
Quella delle ideologie mi sembra più una grossa balla che serve a metterci l’uno contro l’altro, più per demolire che per costruire, intanto i nostri amministratori tutelano innanzitutto il loro interesse, con il tacito assenso della massa votante.

Vedo tanto odio ed egoismo, e anch’io sono colpevole, il primo colpevole, nonostante tutto continuo a sperare, perché tanto di buono c’è nelle persone, l’importante è farlo emergere.
Se il paese va a fondo non sono certo le chiacchere da bar sport una soluzione, al menefreghismo preferisco l’impegno politico di ognuno, perché ciascun cittadino, chiunque, è importante e può dare il suo contributo, senza pregiudizi ideologici ad ostacolare il loro cammino nel cambiare un sistema cronicamente logoro.

Ho voluto fare appositamente questa premessa, perché oggi ho avuto il piacere di partecipare alla prima Assemblea Nazionale del Partito Giovani e devo confessare che è rinata in me un pò di speranza, nel vedere che esistono ancora tante persone che credono comunque nella politica come strumento democratico per arrivare ad una società progredita.

In questa ventata di buoni propositi ho notato un'onestà di fondo, ovvero quella di andare oltre allo schema classico dei vari partiti tradizionali che ti impongono una scelta tra due mali, e di schierarti per quello che si crede sia il minore, il che mi pare più una mortificazione della ragione.

Se i politici attuali sono il perfetto specchio del paese, sono convinto che gli italiani possano dimostrare di essere migliori di quello che ci si possa immaginare. Perlomeno ci si prova non restando con le mani in mano, per questo mi auspico  da parte della cittadinanza la massima partecipazione alla politica attiva.

E se proprio non si riesce a ricambiare una classe dirigente sempre più gerontocratica, si tenta almeno di farle sentire il fiato sul collo facendo delle proposte valide, più persone vi sono a lavorare su questo progetto meglio è.

postato da: mircomonti alle ore 17:30 | Permalink | commenti (3)
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