lunedì, 29 gennaio 2007
(tratto dal Manifesto dei "Volenterosi":
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Era il 1994 quando il professor Prodi, insieme al premio Nobel Modigliani e altri autorevoli economisti, firmò un appello all’allora premier Berlusconi stigmatizzando la scelta di quel governo di rinunciare alla riforma delle pensioni. Era il 1997 quando, divenuto Prodi presidente del Consiglio, si insediò una commissione presieduta dal professor Paolo Onofri che elaborò alcune serie proposte di riforma, rimaste lettera morta. Governare è difficile. Avere il coraggio di rischiare è ancora più difficile. Ma possono le inevitabili difficoltà frenare il futuro del nostro Paese?

Negli ultimi quindici anni, la politica e l’economia hanno subito una vera e propria rivoluzione: la competizione globale. Le protezioni che per decenni ci avevano consentito una vita tutto sommato comoda sono cadute: improvvisamente dall’est dell’Europa e dal sud est dell’Asia si sono affacciati sui nostri mercati imprese, lavoratori, governi che hanno in comune una straordinaria voglia di emergere e hanno poca pazienza per la qualità della vita, le protezioni sociali.

La prospettiva di vita sfiora, talvolta supera, gli 80 anni. L’accesso al mondo del lavoro avviene difficilmente prima dei 25 anni. Innalzare l’età pensionabile dei lavoratori sembra una bestemmia. Il concetto di merito invece di essere una stella polare appare come un attentato ai valori dell’eguaglianza e il rischio non coincide mai con l’opportunità. La concorrenza rischia di essere solo una parola di moda, cui però non seguono conseguenze. Scuola, sanità, previdenza, impresa, lavoro, trasporti, energia, telecomunicazioni, istituzioni: su questi dossier la competizione politica è a conservare, non a modernizzare.

E’ necessario rovesciare la prospettiva. Immaginare una scuola per gli studenti prima che per gli insegnanti, una sanità per i malati prima che per i medici, una previdenza per i pensionati di domani prima che per quelli di oggi o di ieri, incentivi alle imprese che accettano la sfida del mercato prima che a quelle in crisi, sostegno per chi cerca un lavoro prima che per chi già lo ha e magari non ha più troppa voglia di impegnarsi, ferrovie e linee aeree che si occupano di chi viaggia prima che di chi vi lavora protetto dall’inamovibilità, una pubblica amministrazione al servizio dei cittadini prima che dei dipendenti pubblici. Chiedere tutto questo è difficile, è vero. Ottenerlo difficilissimo. Ma è terribilmente necessario. Noi pensiamo che sia un dovere volerlo fortissimamente. Il futuro è meno lontano di quello che crediamo.

Essere volenterosi è il minimo che possiamo offrire alle nuove generazioni ed ai tanti italiani che al rischio e al merito ci sono già arrivati. Perché – complice la Rete, gli Erasmus, o Interrail - vivono ed operano, direttamente o indirettamente, in un mondo più grande. Ad essi vogliamo suggerire che c’è anche una politica a cui vale la pena di partecipare perché è una politica che “rischia” e che “merita”.

I volenterosi si danno appuntamento a Milano lunedì 29 gennaio. L'adesione a questo manifesto non implica alcuna opzione tra partiti o schieramenti esistenti né circa la creazione di nuove formazioni o intese politiche: esso non intende aprire un nuovo “cantiere politico” oltre a quelli già aperti a sinistra, al centro e a destra. Esso intende, invece, offrire un contributo di idee ed energie a tutte le formazioni politiche oggi esistenti e a quelle in formazione, che siano disposte ad aprirsi a un profondo rinnovamento della cultura cui esse ispirano i propri programmi e la propria azione.")


Il concetto è giusto, quello ovvero di aprire un varco in quella che è propaganda e andare oltre, un richiamo fatto dagli stessi politici che in Parlamento ci sono già.
Il principio mi sembra sano ed è il seguente "si discute su una proposta che si considera valida, e a prescindere dello schieramento si vota a favore". Il fatto che siano politici già eletti a proporlo un pò mi conforta, il fatto che non nasca l'ennesimo partitino mi rassicura, in fondo chi (o cosa..) glielo farebbe fare ? Non voglio pensare che ci possano essere accordi sottobanco, in fondo questi si fanno comunque da sempre e non c'è bisogno di una copertura mediatica a smascherarlo, l'unica opzione che rimane è quella di una rispolveratina all'immagine di certi individui. Ma non si può nemmeno vedere la mala fede in tutto, ogni piccola scossa è sempre utile. Pertanto aspettiamo fiduciosi, chi vivrà vedra !
postato da: mircomonti alle ore 21:35 | Permalink | commenti
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venerdì, 26 gennaio 2007
Doveva farle in primis il precedente governo di centrodestra, lo dovrebbe avere nel proprio DNA, invece si sono limitati alle solite promesse da campagna elettorale. Si incomincia ora (finalmente !) a cambiare direzione, cercando di rompere un mercato ingessato, dove non esiste ancora una vera e libera concorrenza che tuteli i consumatori. Il Decreto Bersani non è detto che risolva le cose, ma era necessario per potere dare un forte segnale in un paese conservatore come l'Italia. E anche gli imprenditori se per un pò storceranno il naso, nel tempo capiranno la bontà di tali provvedimenti. Su questi io sono d'accordo, ora staremo a vedere gradualmente quali saranno i vantaggi per tutti.
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domenica, 21 gennaio 2007
Proprio in questo momento a Palazzo Chigi si sta tenendo una "cena informale" tra il Governo e i Sindacati. Mi ricorda tanto le cene che Berlusconi faceva con gli alleati nella sua villa ad Arcore (con la differenza che in questa paghiamo noi contribuenti), nelle quali ogni contrasto nella Casa delle Libertà riusciva magicamente ad attenuarsi. Non vorrei che tra una portata e l'altra ci fosse la tentazione, da parte di chi ci dovrebbe tutelare, di scendere un pò troppo facilmente a compromessi, magari chissà, in cambio di qualche futuro posto in Parlamento; questo a discapito dei lavoratori che stanno fuori dal palazzo, e che ancora una volta se la dovrebbero prendere...
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