sabato, 23 giugno 2007
Appartengo al partito democratico, o meglio vi apparterrò quando questo nascera. "Democrazia" , questa parola pesante con la quale molti nostri politici si bagnano la bocca. Che cos'è la democrazia, e soprattutto quando vale ? Solo quando fa comodo a qualche dirigente di partito ??? Eh no, uno se è democratico lo è sempre e coerentemente, anche quando si va contro ai propri interessi. Perchè in democrazia è legittimo pensarla in maniera differente rispetto un argomento, ed essere quindi favorevoli o contrari, ma poi si  ha il dovere di fare decidere ai cittadini che cosa sia meglio.

Scrivendo questo penso in specifico al discorso dell'autonomia della Romagna, un argomento tabù per la sinistra locale che finora piuttosto che dialogare e riflettere sulle ragioni per la quale viene acclamata, ha preferito fare del puro terrorismo psicologico verso i cittadini. I dirigenti di un partito specifico, ed altri che appartengono alla stessa scuola di pensiero, bollano questa battaglia civile come un tentativo della destra per cercare d'indebolire una regione "rossa" (cosa che semmai porterebbe a 2 regioni "rosse" ancora più forti). Ne è stata fatta quindi una schifosa questione di contrapposizione politica, quando la destra vi ha per la maggior parte speculato, ma di fatto solo la Lega Nord, si è impegnata con il progetto di revisione costituzionale (la "Devolution"), a introdurre una norma transitoria in modo che entro 5 anni ai romagnoli venisse garantito il diritto al referendum (cosa che non fu fatta ai tempi per il Molise). Guardando all'esito del referendum costituzionale, e confrontandolo con le fresche elezioni politiche , ci si può rendere conto di come anche molti elettori di destra abbiano votato contro, segno che in questo paese la volontà di cambiare qualcosa è bel lungi dal concretizzarsi. Ed è in malafede chi afferma che con quel voto i cittadini romagnoli hanno detto NO alla Regione Romagna, perchè di quello non si discuteva, quel voto lo ripeto, ci è ancora incivilmente negato. Se poi chi afferma questo non sono i padri, ma i figli che con la stessa vecchia mentalità ripetono gli stessi errori, allora mi rendo conto di quanto sia duro e frustrante fare politica nel senso alto del termine. Nonostante tutto non demordo, nel mio piccolo m'impegno, e m'impegno a farlo in maniera non faziosa e più obiettiva possibile. E' con questo atteggiamento che mi sono guadagnato la stima di tante persone con le quali mi sono trovato a ragionare, di tutte le fedi politiche, per quello che deve essere il bene comune della nostra terra.

Noi romagnoli a volere l'autonomia della nostra terra siamo la maggioranza, a prescindere dalle ideologie (e siamo maggioranza anche a sinistra !). la solita banda che sta a Bologna lo sa benissimo, altrimenti non si permetterebbero una sputtanata colossale come quella di negare ai cittadini il sacrosanto diritto di esprimersi democraticamente in merito con un referendum. La Costituzione Italiana ce lo permetterebbe già così com'è, perchè non applicarla visto che la si è difesa tanto, non mi si dica che lo si è voluto fare solo strumentalmente ?!!!

Tornando al Partito Democratico, che è l'argomento principale di questo mio intervento, va detto che esso nasce dall'unione di ideali diversi, quello democratico cristiano tipicamente liberale al quale io stesso mi sento di appartenere, quello più marcatamente riformista legato al PSE, e quello repubblicano. Indubbiamente un grande partito che si può benissimo rispecchiare in quella che deve essere una comune casa socialdemocratica. Certo che se dovesse nascere su atteggiamenti pregiudiziali (vedi anche la questione Romagna) allora sarebbe già morto, perchè vorrebbe dire chiudersi in un palazzo e rinnegare la stessa società civile. Mi auguro che non sia così, e che almeno i giovani ragionino in maniera veramente moderna, aprendosi a un dialogo costruttivo, independenti e ben lontani da logiche di tornaconto personale.

Blog dei giovani del Partito Democratico di Forlì-Cesena: pdgfc.blogspot.com
Sito MAR: www.regioneromagna.org/
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lunedì, 18 giugno 2007
E proprio di questi ultimi giorni, in merito al G8 svoltosi a Genova nel 2001, l'ammissione dell'allora vicequestore sig.Michelangelo Fournier, dei pestaggi alla scuola Diaz in quella che lui ha definito una "macelleria messicana". Ebbene la verità era oramai chiara sin da subito, la stessa che si è cercato di depistare con il successivo inserimento di armi come prove false per incastrare pacifici manifestanti; questo servitore dello Stato si è voluto forse liberare di un peso sulla coscienza, denunciando il comportamento di suoi colleghi che sono andati ben oltre di quelli che erano i loro doveri.
Quello che mi fa rabbia sono i discorsi di certi fascisti (e stavolta intendo quelli neri) che se fino a questa ammissione avrebbero potuto negare il compiersi di quei fatti, ora li giustificano, affermando che quella macelleria era la giusta punizione per i fatti di piazza Alimonda (culminato con l'uccisione di Carlo Giuliani). Non mi stupisce quindi che chi si vanta di quell'incivile disprezzo delle regole sia proprio chi propaganda il rispetto delle leggi, ha senz'altro le idee poco chiare.

Quella della repressione e del proibizionismo sono punti cardine della politica di destra, una destra furba a speculare populisticamente sulle paure della gente, ad attuare una politica fallimentare che però riesce ancora a fare breccia sull'ignoranza delle masse, per poi limitarsi a punire solo gli anelli più deboli della società, a difesa e vantaggio dei poteri forti, dei soliti protetti. Per questo mi considero antiproibizionista, perchè credo si debba ridare al cittadino la possibilità di poter scegliere autonomamente ciò che è giusto è sbagliato. Ed è quindi non è nelle politiche repressive (che semmai sono un incentivo a fare il contrario di ciò che si vorrebbe combattere) che si deve puntare, ma all'informazione e la prevenzione, e non da ultima l'educazione all'interno delle famiglie.
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